La famiglia

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Le origini della famiglia Caetani sono incerte. Che il capostipite sia stato il conte Anatolio vissuto nel IX secolo e signore di Gaeta, non è dimostrato. È probabile, invece, che i Caetani abbiano avuto origine nella città di Anagni, dove ai primi del secolo XII possedevano beni immobili, tra i quali il palazzo di famiglia, adiacente alla cattedrale e tuttora visibile. Da quella fiorente cittadina estendevano il proprio dominio verso sud, in territorio napoletano e quando al soglio pontificio saliva il loro congiunto Benedetto con il nome di Bonifacio VIII (1294-1303), acquisivano nuovi territori, tra cui Sermoneta, Bassiano, Norma e Ninfa, proprietà lungo la via Appia e nei pressi della tomba di Cecilia Metella, nelle aree di Capo di Bove e Capo Vacca. Mediante il matrimonio di Roffredo e di Giovanna dell’Aquila, avvenuto nell’ottobre 1299, incorporavano le contee di Fondi e di Traetto. La loro solida situazione patrimoniale cominciava però a vacillare alla morte del papa. I possedimenti ottenuti si erodevano rapidamente e si riducevano fortemente due secoli più tardi, quando Rofrigo de Borja divenuto Alessandro VI (1492-1503) ordinava espropri ai loro danni. Solo quando diveniva papa Giuliano della Rovere con il nome di Giulio II (1503-1513) rientravano in possesso dei loro beni e innalzavano il proprio rango al titolo di duchi. Divenuta Sermoneta uno snodo centrale dell’area di Campagna e Marittima, vi ponevano il centro amministrativo del loro stato. Contemporaneamente si insediavano nella zona centrale dell’Urbe presso l’Isola Tiberina, dove trovavano stabile dimora nei pressi della chiesa di S. Bartolomeo. Da qui, nel 1638, passavano al palazzo Rucellai al Corso, dove rimanevano fino alla metà del Settecento, finché nel 1725 si spostavano in una villa all’Esquilino, chiamata Villa a Santa Maria Maggiore. Infine subentravano ai Serbelloni nel palazzo Mattei a Botteghe Oscure.

In quest’ultima suggestiva dimora sapevano creare una fitta rete di rapporti con personalità della cultura artistica, letteraria e scientifica, come dimostra la loro storia nell’Ottocento e nel Novecento, segnata dalla raffinata attività del dantista Michelangelo, amico e corrispondente di Gregorovius, Stendhal, Taine e Mommsen, dal costante impegno di Onorato, sindaco di Roma, ministro degli affari esteri e presidente della Società geografica italiana, dei suoi figli Leone, noto studioso dell’Islam, Gelasio, ambasciatore a Washington, Roffredo, apprezzato musicista, Livio, diplomatico e incaricato italiano a Pechino nel periodo della rivolta dei Boxers, Michelangelo e Giovannella, infaticabile assistente dei soldati feriti durante la prima Guerra Mondiale. In questo quadro di nobiltà aperta al mondo esterno si inserivano le figure di Ersilia Caetani Lovatelli, archeologa e prima donna nominata nell’Accademia dei Lincei, Ada Wilbraham, moglie di Onorato, alla quale si dovevano le prime cure del bellissimo giardino di Ninfa, Marguerite Chapin, consorte di Roffredo, fondatrice delle riviste letterarie «Commerce» e «Botteghe Oscure» e dei suoi figli Camillo, morto in guerra in Albania e Lelia, pittrice, ultima discendente del casato.